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Liquami in mare?…per noi le navi!

Dalla locale sezione di Italia dei valori riceviamo e pubblichiamo:

In questi primi giorni di luglio sulla  costa tirrenica laziale, da Sabaudia  fin oltre Civitavecchia sono state avvistate presenza di  macchie e strisce di liquami.

Come era prevedibile molte istituzioni sono corse a discolparsi pubblicamente  rimane il fatto che il problema esiste e rischia di influenzare la stagione appena avviata.

La nostra analisi parte da alcune ovvie considerazioni.

Sul fenomeno sta pesando le condizioni meteo di questi prime decadi di Luglio, giornate poco ventose con prevalenza di venti quali lo scirocco o l’ostro.

Poi nella rivista  di luglio riservata ai soci WWF si legge in un articolo che la Costa Crociere ha redatto  un accordo con il WWF perché i”bottini di bordo”, lo scarico di rifiuti delle navi, verranno liberati a mare dopo oltre 12 miglia dalla costa invece dei 4 consentiti dalla normativa, in aggiunta, la compagnia italiana assicura un trattamento che trattiene gli olii dai residui.

Se consideriamo inoltre che le navi da crociera a Civitavecchia sono in Turn Round  ossia cambiano sia l’equipaggio che i passeggeri  favorendo l’accumulo a bordo di rifiuti che  verranno liberati non appena a largo della costa.

Tali elementi ci fanno propendere  che il fattore predominante di questo fenomeno possa ricondursi alle navi.

Se quindi una Compagnia di navigazione si scomoda perchè ritiene che assicurare quelle pratiche più virtuose ed ecologiche nel trattamento dei “bottini di mare” significa determinare minor impatti ambientali all’ecosistema vuol dire che qualcosa si può fare oltre le normative.

 Invitiamo pertanto la nostra Autorità portuale che lo è anche per i porti del Lazio ad adoperarsi perché tale accordo possa essere esteso anche alle altre compagnie… certamente sarebbe tutta la costa tirrenica laziale a beneficiare…  da molo  Vespucci attendiamo riscontro.

Civitavecchia 20 luglio ‘10

                                                                                              IDV di Civitavecchia

Author: Vittorio Petrelli Categories: Ambiente Tags:
  1. mario
    21 luglio 2010 a 20:09 | #1

    mah…francamente trovo diverse affermazioni molto criticabili in questo articolo.
    La prima è che considerare le navi da crociera il fattore predominante dell’inquinamento dovrebbe – giocoforza – condurre ad analoghi problemi nelle acque circostanti genova e savona, livorno, o napoli. Ma non risultano simili problemi a portofino, in versilia, o capri e dintorni. Eppure i numeri delle navi da crociera sono assolutamente paragonabili. Se poi andiamo su numeri maggiori (Barcellona e Miami, ad esempio), la qualità delle acque è assolutamente alta.
    Dire poi che le navi da crociera di civitavecchia sono in turn Around è una grande inesattezza. La stragrande maggioranza delle navi da crociera NON fanno turn Around a Civitavecchia, capita non più 3-4 volte al mese (in totale). Peraltro, non si capisce quale diverso effetto deleterio dovrebbe avere sulla produzione di rifiuti. Se a bordo ci sono 4000 persone, dopo il turn Around sempre 4000 ce ne saranno.
    E veniamo alle norme. La possibilità di scarico a mare dei rifuti è consentita oltre le 4 miglia solo se trattasi di rifiuti triturizzati, disinfettati e trattati in modo tale da essere, di fatto, compeltamente depurati. Che la Costa intenda farlo oltre le 12 miglia va benissimo, ma la circostanza ha rilievo unicamente in acque extra-europee. In Europa infatti, a seguito di una direttiva europea che ha portato al decreto 182/2003, tutti i rifuti di bordo (TUTTI) vengono scaricati in ogni singolo porto di approdo o, eventualmente, tracciati sino al successivo porto se possono essere stoccati a bordo. Di fatto, quindi la possibilità di scarico a mare è limitato a quei rifiuti (soprattutto liquidi) che, in base a trattamente depurativi risultano, in sintesi, non essere più rifiuti.
    In sostanza, la qualità e quantità delle norme internazionali e comunitarie che gravano sulle navi consentirebbero già di per se di escluderle dalle grida di scandalo che si levano in questi giorni. Ma oltre a questo, basterebbe una semplice quanto lapalissiana osservazione. Per quanto sempre più grandi, le maggiori navi hanno a bordo un massimo di circa 5-6000 persone tra equipaggio e passeggeri. Ma parliamo delle super-navi da crociera. Mediamente, visto che non tutte sono super-navi, giornalmente la “popolazione” di Civitavecchia aumenta, per effetto delle navi, di 15.000-20.000 unità. Certo, un numero non indifferente se rapportato ai circa 50.000 abitanti. Ma poichè, come noto, il problema dell’inquinamento si estende a tutto il litorale laziale a nord e sud di roma, probabilmente basterebbe osservare che i numeri di cui stiamo parlando sono assolutamente nulla in confronto agli oltre 3.000.000 di abitanti di Roma e provincia. Non si comprende infatti come 20.000 passeggeri siano in grado di creare tale danno all’ambiente marino (semplicemente producendo rifiuti, che peraltro vengono stoccati a bordo o conferiti in banchina) più di milioni di persone che, analogamente, ogni giorno producono rifuti.
    In conclusione, e per non farla troppo lunga, si può asserire con assoluta certezza che le cause dell’inquinamento marino siano, nel 99% dei casi, ricondubili a terra e, purtroppo, nell’assoluta incapacità (vuoi per indolenza, vuoi per reale incapacità, vuoi per effettiva mancanza di fondi) di realizzare depuratori che siano dimensionati all’effettiva produzione giornaliera di rifuti.
    E’ quasi settimanale la notizia di uno scarico impevisto dai collettori di sicurezza (il cosiddetto “troppo pieno”) dell’impianto fognario oggi di civitavecchia, domani di santa marinella, oppure tarquinia o magari ladispoli. E non mi raffronto con i problemi della foce del Tevere (facilmente immaginabili). Basterebbe andare a dare uno sguardo alle vasche di raccolta fanghi dei depuratori per rendersi conto, con immediata evidenza, come parlare di navi, e soprattutto di navi da crociera, davvero non c’entri niente, e riesca unicamente a spostare l’attenzione lontano dal vero problema.

  2. Antonio
    22 luglio 2010 a 7:54 | #2

    Ottima analisi di Mario. Si cercano colpevoli al di fuori della politica e delle amministrazioni del litorale e sembra quasi una forma forzata di volta in volta verso l’Ente privato dalle spalle grosse, che può disporre di fondi, posti di lavoro e favori. Non il caso di Petrelli, ma molti consiglieri comunali lavorano nelle centrali e chiudono occhi ed orecchie, come fanno su tanti altri fattori. Qui abbiamo una situazione talmente arretrata su scarichi, depuratori, gestione e controllo dei fossi, in città si fa costruire in posti angusti ben sapendo che la rete fognaria non è in grado di accettare flussi maggiori, con perdite di acque chiare che si mischiano alle scure, con sprechi idrici che sfiorano il 50% da far vergognare qualsiasi sindaco tranne il nostro Moscherini che circola tronfio di false promesse ed inefficienze solo grazie alla pochezza della finta e vera opposizione. Guardate dall’alto gli scarichi a mare ( oltre ai fumi su aria e sostanze sui terreni) di Tirreno Power ed Enel, con allevamenti di pesci, serbatoi, depositi, bocche di uscita e canali di liquidi sospetti andando su Google Earth e vedrete che schifezze in grado di modificare temperature e parametri chimici per decine di kilometri. Non c’entrano niente con gli elementi riscontrati questa estate sul litorale da Ostia a Civitavecchia vero collettore fognario di milioni di persone, ma la sommatoria di scarichi industriali, civili e cattive gestioni danno il risultato che subiamo. E come dice Mario probabilmente le navi da crociera sono in fondo alla lista.

  3. 24 luglio 2010 a 9:32 | #3

    Gentile Mario
    forse l’intervento della locale sezione Idv potrà anche essere stato affrettato e certamente non tutto il problema che si discute in questi giorni è riconducibile alle navi corciera, ci sono anche i traghetti, tuttavia appere scontato che c’è un problema di fondo nella nostra città non esiste un Tavolo di concertazione come invece è stato fatto a Venezia tra Autorità Portuale, Amministrazione comunale, Capitaneria di Porto, Arpa, Pérovincia di Venezia e compagnie di navigazione.
    Le navi creano un problema ambientale che non è solo legato ai liquami c’è sopratutto un problema di qualità dell’aria e su questo non si dice niente anzi è un tabù parlarne.
    Io non propongo di eliminare il flusso della navi ma adoperarsi perchè sia maggiormente sostenibile.
    Quanto allo scarico di 12 miglia, deciso autonomamente dalla Costa Crociere invece delle 4 previste dalla normativa sicuramente sarà meglio per la nostra costa non trovi?

  4. Giorgio
    24 luglio 2010 a 17:21 | #4

    Leggo gli interventi di Petrelli, di Mario e di Antonio e personalmente ritengo che, come spesso accade, ci ritroviamo un fenomeno serio ma non riusciamo a spiegare le cause, ad individuare le relative responsabilità ma soprattutto a fare in modo che l’evento non abbia a ripetersi. Mi sembra che quanto affermano Mario sia abbastanza logico, ma non sarei così certo al suo posto, che i controlli su quello che viene scaricato in mare dalle 4 o 12 miglia sia verificato in modo idoneo da autorità indipendenti e che il traffico di navi e il relativo onere abbiano scarsa rilevanza sulla città.
    Posso citare che ho personalmente assistito due anni fa nel tratto Isola del Giglio-Porto Santo Stefano allo scarico di “acque colorate” in mare da parte del battello che collega i due porti e non saprei dire se ci fossero le 4 miglia. Potrei anche aggiungere che gli stessi depuratori in funzione non sono efficienti e per legge molti comuni dovrebbero essere sanzionati. Ma chi lo fa? Nessuno. E’ evidente, allo stesso tempo, che il Tevere rappresenta un grosso inquinante di cui nessuno si occupa, ma noi come comunità locale, pur in una dimensione territoriale diversa da quella romana, abbiamo il dovere di interessarci di tutti i fenomeni di impatto ambientale perchè viviamo a diretto contatto con centrali, ciminiere di navi, auto etc.. Non possiamo permetterci di aggiungere altro al già nutrito numero di fattori negativi.
    Ricordo anche che non possiamo certo fidarci di persone, come se non ricordo male il comandante della Guardia Costiera, che analizza i fumi “a vista”. Giorni fa anche io, “a vista”, ho notato un bel fumo nero fuoriscire da una ciminiera, ma chi è intervenuto?
    Rimane il fatto che per ragioni meteo il nostro mare è diventato una cloaca e che l’unica nostra possibilità sembra risieda nel cambio dei venti che porti su altri lidi liquami nostri o di altri ma sempre liquami. Ci accontentiamo di poco, troppo poco…

  5. mario
    24 luglio 2010 a 22:12 | #5

    Vittorio Petrelli :
    Gentile Mario
    forse l’intervento della locale sezione Idv potrà anche essere stato affrettato e certamente non tutto il problema che si discute in questi giorni è riconducibile alle navi corciera, ci sono anche i traghetti, tuttavia appere scontato che c’è un problema di fondo nella nostra città non esiste un Tavolo di concertazione come invece è stato fatto a Venezia tra Autorità Portuale, Amministrazione comunale, Capitaneria di Porto, Arpa, Pérovincia di Venezia e compagnie di navigazione.
    Le navi creano un problema ambientale che non è solo legato ai liquami c’è sopratutto un problema di qualità dell’aria e su questo non si dice niente anzi è un tabù parlarne.
    Io non propongo di eliminare il flusso della navi ma adoperarsi perchè sia maggiormente sostenibile.
    Quanto allo scarico di 12 miglia, deciso autonomamente dalla Costa Crociere invece delle 4 previste dalla normativa sicuramente sarà meglio per la nostra costa non trovi?

    Concordo, ovviamente, che laddove sia consentito scaricare dalle 4mg si decida invece, senza esservi obbligati, a scaricare dalle 12 mg, sia comunque e senza dubbio un fatto positivo, ci mancherebbe.
    Resto tuttavia della mia idea per quanto riguarda la relativa scarsa incidenza delle navi (tutte, crociera e non) sull’inquinamento delle acque. Eì di stamattina ad esempio la notizia di uno scarico incontrollato di acque nere nei pressi del Forte. Immagino provenga, come al solito, dal famigerato “fognone”, che altro non fa che riversare a mare dal “troppo pieno” quello che il sistema fognario ed il depuratore di civitavecchia non riesce a sostenere.
    E concordo anche con forza sul fatto che, invece, il vero problema del traffico marittimo sia sulla qualità dell’aria, assolutamente irrespirabile in certe giornate.
    Tuttavia, ed io parlo a norme vigenti, non credo che contrastare il fenomeno con denunce oblazionabili con 500 euro – e vi posso assicurare che è quanto successo – possa rappresentare un problema per gli armatori. Del che, concludendo, si possono fare tutti i controlli che si vuole, denunciare ogni singola nave e/o compagnia (come in larga parte fatto nel corso delle ultime due estati), ma se la sanzione è tale solo sulla carta, c’è ben poco da fare.
    Come avevo scritto anche in un altro mio intervento, diversamente dalle norme esistenti sul traffico veicolare, non esiste nessuna disciplina degli scarichi atmosferici delle navi per quanto riguarda le PM10 e PM5, che causano buona parte dei fumi a cui siamo purtroppo quasi abituati. E se la norma (internazionale) non esiste ancora – pur essendo stata proposta da molti paesi come si evince facilmente da numerosi documenti sul sito dell’IMO – il motivo è solo da ricerca nell’enorme potere politico ed economico che la lobby degli armatori ha nel mondo (e anche nel nostro piccolo).

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